domenica 16 maggio 2010

Lussuria Londinese


La mia fortuna è stata la mia supervisor lesbica. La mia vita da cleaning lady scorreva tranquilla da un paio di settimane quando lei, il mio capo, è tornata dalle ferie. Alison. Mi è bastato uno sguardo per capire che era lesbica. A lei credo si bastato un millisecondo per capire che ero gay. Alison è una di quelle lesbiche pure e dure che fanno paura a noi poveri gay delicati. Un po' tipo Muffler in Another Gay Movie: segue diapositiva:




Bene, ora che avete capito il tipo, posso proseguire con la narrazione. Alison mi ha subito preso in simpatia e, scortandomi sotto la sua ala protettrice, mi ha fatto conoscere un'infinità di locali e disco gay di Londra dove ci siamo divertite come pazze.

A lei ho raccontato tutta la mia storia e abbiamo pianto insieme. A lei ho confessato che ciò che desideravo era abbandonarmi al piacere dei sensi con quanti più uomini possibile. E lei ha fatto sì che il mio desiderio si avverasse, senza che io sapessi ciò che mi aspettava.

Un giorno, a lavoro, mi ferma per dirmi che un suo amico aveva urgente bisogno di lezioni di italiano perché la sua azienda l'avrebbe mandato per un anno in Italia. La paga era davvero molto buona ed io ho accettato subito. Da brava maestrina preparo le mie lezioni con la massima diligenza e mi avvio verso il quartiere di Bloomsbury dove il tizio abitava. E nella mia mente pensavo a quanto figo fosse abitare a Bloomsbury, dove aveva vissuto Virginia Woolf, dove si respira ricchezza e cultura.

La casa di Daniel, poi, mi ha lasciato senza fiato. All'interno di un palazzo di inizio novecento, in stile liberty, casa sua era su due piani sfavillanti di mobili d'epoca e quadri di valore. Dalla soggezione non riuscivo a parlare. Andammo nel suo studio e, dopo qualche convenevole, cominciai la mia lezione in modo meccanico. Daniel si accorse subito che non ero a mio agio e (quanto cazzo adoro gli inglesi!) mi offrì una tazza di tè per farmi sentire a casa.

Non mi ci volle molto per capire che Daniel l'italiano lo parlava già molto bene di suo e che, forse, c'era sotto qualcosa d'altro. Il discorso cadde su Alison, che scoprii essere la sua più cara amica. E parlando di lei, seduti vicini, cominciammo a sfiorarci. Prima lui, con una mano sulla mia spalla. Poi io, una carezza sul volto con la scusa di togliergli una briciola dal viso. E poi i suoi occhi color nocciola sempre più vicini ai miei, fino a scomparire in un bacio profondo, animale.

Il mio corpo pulsava ovunque e lui, sopra di me, cominciava a spogliarsi e a spogliarmi. E qui giunse la proposta indecente:

"Tra un'ora saranno qui alcuni miei amici... preferisci continuare da solo con me o aspettare e ricominciare anche in loro compagnia?"

Non capivo più niente. So solo che, con una sicurezza che difficilmente mi appartiene, gli ho risposto che avrei fatto entrambe le cose. Lui mi ha sorriso. Siamo saliti in camera sua, ci siamo baciati, leccati, morsi, posseduti, assaporati. Siamo venuti l'uno sul torace dell'altro e ci siamo abbracciati così e ci siamo coccolati, per calmarci.

Da lì a poco sarebbe cominciato un folle pomeriggio.

To be continued...

(e stavolta cercherò di non fare passare troppo tempo)

2 commenti:

miss ale kaulitz ha detto...

Uouououo!
Sono rimasta senza parole...
Giusro che ti facevo più... Più sicuro di te...
Non so perchè, ma mi ero fatta quest'immagine! :)
Ps: Per il tempo, bravo! Ho temuto fossi di nuovo scomparso... Sappi che sono mooooolto apprensiva! :D
Bacione

Mauro N. Battaglia ha detto...

non ho ben inteso: è successo? sta succedendo? i particolari, li voglio subito e voglio che tu me li procuri!